4 pareri sulla sostenibilità e il biologico

Una giornalista Venetia Villani, un professore di Economia agraria Gabriele Canali, un professore di Agraria Giovanni Dinelli, un genetista Luigi Cattivelli, quattro punti di vista diversi per parlare di biologico, sostenibilità e agricoltura del futuro.

31Consorzio - bannerMessi insieme in occasione della 31esima Assemblea di Consorzio il Biologico, che si è tenuta lo scorso 31 maggio a Bologna.

Venetia Villani, direttrice di Cucina Naturale, come moderatrice ha voluto animare la discussione soprattutto su due temi:

  • Nuove frontiere dell’agricoltura tra sostenibilità e biologico: cosa può imparare il bio dalle nuove tecniche dell’agricoltura?
  • L’ambiente è tornato un tema di attualità politica, soprattutto per i giovani grazie al Friday for planet, il bio come contribuisce a questo dibattito?

Il prof. Canali ha subito chiarito come sia stato il biologico ad anticipare per primo le tematiche ambientali, dando loro immediata concretezza. Ha quindi aperto una strada, che oggi tanti praticano e da cui il bio può attingere per un ulteriore salto di qualità. L’errore che il biologico deve evitare, avverte Canali, è quello di pensarsi come unica via alla sostenibilità, una posizione che sarebbe ideologica, mentre razionalmente può aprirsi alla tecnologia e all’innovazione per essere davvero sostenibile.

Cattivelli ha raccontato che molti ritengono genomica e bio incompatibili. In realtà l’uomo da sempre impiega la genomica per scegliere le varietà di piante più utili al proprio fabbisogno alimentare. Lo si fece nel neolitico, lo fece Mendel e lo si fa adesso che tecniche ben diverse. Oggi quindi con l’innovazione genetica si possono trovare piante più adatte, più resistenti al cambiamento climatico e alle malattie, che costituiscono i settori più urgenti di intervento.

Il prof. Dinelli si è dilungato sulle differenze tra agricoltura convenzionale e biologica, in particolare sull’uso di pesticidi. Il contributo del bio è stato finora quello di mostrare come di questi pesticidi si possa fare a meno. Il compito della ricerca, purtroppo ancora non adeguatamente sviluppata in Italia, è quello di fare in modo che grazie all’agricoltura di precisione, alla sensoristica, a conoscenze e tecnologie approfondite, il bio possa essere l’agricoltura del futuro.

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